ED ECCO A VOI . . . B U E T T I N
O
Una fiaba popolare livornese, trascritta dagli
alunni della 1 M. Il recupero della tradizione orale possibile
grazie all'aiuto dei nonni.
Noi alunni
della classe I M, in questa prima fase dell'anno scolastico,
lavorando come "da copione" sul genere della Fiaba, abbiamo
tentato il recupero di una fiaba popolare livornese: "Buettino", che i nostri nonni hanno ricostruito e raccontato
a noi, rinnovando la tradizione orale del racconto popolare.
Con la professoressa, poi, la abbiamo analizzata,
riconoscendovi molti caratteri tipici della fiaba: le formule
fisse, lo spazio e il tempo indefiniti, l'uso del linguaggio
popolare (in questo caso il vernacolo livornese con la
classica aspirazione della 'c' intervocalica) e alcune delle
funzioni di Propp. Infine l'abbiamo illustrata e battuta al
computer.
Ed ecco qui la nostra fiaba :
"Buettino"
C'era una volta un bambino di nome Buchettino, da quant'era piccino, che viveva in un paese non lontano dal mare. Un giorno aveva fame, ma non aveva abbastanza soldi per comprarsi qualcosa da mangiare; allora gli venne un' idea e pensò: "Quasi quasi vado in chiesa, spazzo un po' e magari trovo un cittino".
Spazza, spazza, spazza e Buettino trova un cittino... Spazza ancora e trova un altro cittino. Dopo un po' ha accumulato una bella sommetta e pensa:
"Cosa potrei comprarmi? Delle mele no, perché dovrei buttare via le bucce e i torsoli; delle noci no, perché dovrei buttare via i gusci... Ecco, mi comprerò dei fichi, così butterò solo via i gambini".
Così Buettino va a comprarsi dei fichi e sale su un albero, perché nessuno lo disturbi mentre se li mangia.
Ma l'orco cattivo sentì l'odore e si avvicinò: "Ucci ucci sento odor di cristianucci, ucci ucci sento odor di cristianucci, o ce n'è, o ce n'è stati, o ce n'è di rimpiattati..." e, visto il bimbo, gli disse:
"Buettino, Buettino, tirami un fichino, se no ti mangio".
Buchettino gli tira un fichino, ma l'orco risponde: "Mi è cascato sulla piscia!".
Allora Buchettino ne tira un altro, ma l'orco gli dice: "Mi è cascato sulla cacca, dammene uno con la tua manina, così non mi casca in terra".
Buchettino, un po' tremante e impaurito, glielo dà con la sua manina, ma l'orco lo acchiappa e lo mette nella sua balla.
Cammina cammina, però, ad un certo punto l'orco deve fare la cacca e Buchettino, che pensa a scappare chiede all'orco: "Vai più là che sento puzzo... Vai più là che sento puzzo".
Così l'orco si allontana e si accuccia dietro un cespuglio.
Buchettino, intanto, fa un buchino nella balla, ne esce fuori
e la riempie di sassi, poi la richiude e scappa. L'orco si
incammina verso casa dicendo:
"Ma quanto pesi Buettino!"
Poi comincia a chiamare la moglie:
"Mogliera, mia mogliera metti al fuoco la caldera; mogliera, mia mogliera metti al fuoco la caldera, che ho acchiappato Buettino".
Quando l'orco arriva a casa vede la moglie che ha preparato un pentolone di acqua bollente. Ma quando apre il sacco e lo vuota dentro la pentola, il peso dei sassi fa uscire di colpo l'acqua che brucia l'orco e la mogliera. Nel frattempo Buettino era salito sul tetto della casa dell' orco, che lo vide e gli domandò:
"O come hai fatto, Buettino, a salire lassù?"
"Ho messo piatti sopra piatti, pentole sopra pentole, testi sopra testi e sono salito fin qui."
Allora l'orco prova anche lui a salire e mette pentole sopra pentole, piatti sopra piatti, testi sopra testi, ma è troppo pesante e precipita giù.
Così Buettino tornò da sua madre e vissero felici e contenti.
digitazione testi di Ilenia Bottino e Andrea Voliani
disegno di Carolina Casali